Associazione Teranga -
 
 
 
Teranga: Persona Viandante Migrante
 
 
 




Il divenire persona prevede il mettersi sulla via,  a volte il migrare e lo spostarsi dentro di sé o nello spazio.
Prevede la separazione e l'incontro.
 
Come caratterizzare l'incontro ?

Il rito dell’ospitalità ha modalità differenti nelle varie culture ma ha scansioni identiche, tali da  permettere prima del procedere col rivelare le  differenze  il riconoscere l'uguaglianza di "essere umani."
 
"Nei racconti mitici di navigatori ed eroi dell'antica Grecia,
così come in altre innumerevoli leggende e miti delle più diverse tradizioni, mi ha sempre colpito e commosso l'immagine sacra dell'ospitalità.
L'idea cioè che, di fronte a uno straniero che arriva da lontano, ogni cosa si debba fermare, perché si possano accogliere le sue parole e i suoi racconti, perché si possa banchettare con lui e fare festa.
Ospite è una strana parola, del resto, profonda e intrigante.
Ospite è infatti colui che giunge straniero in un luogo e ospite anche colui che lo accoglie, offrendo la sua casa, il suo cibo.
Non c'è distinzione nel linguaggio tra chi attivo e passivo, perché l'ospitare è un atto reciproco, di scambio tra pari.
E' un atto di condivisione, seppur provvisoria, di un luogo comune.
Per ascoltare un ospite che giunge da un'altra terra noi dobbiamo immaginare altri spazi, altre vite, altri sapori. E credo che questo accada veramente solo quando il nostro orizzonte interno riesce ad estendersi e ad ampliarsi. Quando nuove immagini e associazioni riescono a intrecciarsi alla rete di relazioni che organizza il nostro guardare il mondo.
Quando scaviamo più a fondo con le nostre radici. (F.L.)


La parola "ospitalità" nella lingua dei Wolof del Senegal si indica con teranga.